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martedì 16 settembre 2008

Dialoghi Sacri -> l'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica (con una spruzzata di bianco)

Il giorno prima piovve tanto.

R si affacciava alla finestra del conservatorio mentre il Maestro e N parlavano di qualcosa. M era poco distante da loro. Sul piazzale di sotto una gigantesca pozzanghera accumulatasi a causa di un ambiguo dislivello del cemento colpì la sua attenzione. Emanava tantissimi colori, tutti dominati dal rosa, dal verde, dall'azzurro e... Il sole si rifletteva magnificamente, la leggera brezza scuoteva la superficie facendo oscillare le sfumature.


R: M, vieni qui.. guarda!







M: ..!!


R: ...



M: Bellissimo!





R: Gli facciamo una foto?














M: No. Che rimanga una cosa solo per noi due, solo per questo istante e mai più..




















































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domenica 23 dicembre 2007

Connessioni

Il 6 Febbraio 1895, Otto arrivò a casa di Nina nel primo pomeriggio. Nina era malata, e costretta a letto. Otto le fece compagnia, e parlarono per qualche ora di Dostoevskij e della tragedia vivente nei suoi personaggi. Poi, Otto divenne irrequieto e distratto; disse a Nina che voleva andarsene, e invece rimase nella camera vicina a quella della malata. Si distese su un divano, tirò fuori di tasca una rivoltella e si sparò nel cuore. Nina accorse, e trovò il cadavere coperto di sangue. Oltre alla rivoltella, alle proprie carte e a qualche vestito, Otto possedeva 77 corone, quanto bastava a malapena per pagargli il funerale. Secondo Alma, avrebbe lasciato anche due righe: "La vita non mi dà più alcun piacere, restituisco il mio biglietto d'ingresso".
Q. Principe, Mahler. La musica tra Eros e Thanatos, Bompiani, 2003, pagg. 536

Io non voglio l’armonia, non la voglio per amore verso l’umanità. Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Rimarrei piuttosto col mio dolore invendicato e col mio sdegno insaziato, anche se avessi torto! Troppo poi si è esagerato il valore di quell’armonia, l’ingresso costa troppo caro per la nostra tasca. E, perciò mi affretto a restituire il mio biglietto d’ingresso. E, se sono un galantuomo, ho l’obbligo di restituirlo al piú presto possibile. E cosí faccio. Non è che non accetti Dio, Aljòsa, ma Gli restituisco nel modo piú rispettoso il mio biglietto.

– Questa è una rivolta, – disse Aljòsa piano, con gli occhi a terra.
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, 1979, vol. I, pagg. 262