Ma che bella giornata oggi. Vorrei memorizzarla.
[...]
Fatto.
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"A quanto pare siete molto felice, Kirillov?"
"Sì, molto felice" rispose l'altro, come se dicesse la cosa più comune del mondo.
"Eppure ancora così recentemente eravate afflitto; eravate arrabbiato con Liputin?"
"Uhm... adesso non rimprovero nessuno. Allora non sapevo ancora di essere felice. Non avete mai visto una foglia, una foglia d'albero?"
"Sì."
"Non molto tempo fa ne ho visto una gialla, con un po' di verde, marcita sui lati. Il vento la portava. Quando avevo dieci anni, d'inverno, chiudevo apposta gli occhi, mi immaginato una foglia, verde lucente con le nervature e il sole che brillava. Riaprivo gli occhi e non credevo a nulla, perché quella era molto bello e li chiudevo di nuovo"
[...]
"E quando avete saputo di essere tanto felice?"
"La settimana scorsa, martedì, no, mercoledì, perché era già mercoledì quella notte"
"E in quale occasione?"
"Non, ricordo, così... camminavo per la stanza... non importa. Fermai l'orologio. Erano le due e trentasette."
-Dostoevskij F.M., I demoni -
Probabilmente è un passo che conoscete già. Ma... sì, ricordiamolo. Sì.
giovedì 20 marzo 2008
Un altro post poco impegnativo (mi si consenta...)
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Vaaal
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Etichette: Dostoevskij, Felicità
domenica 23 dicembre 2007
Connessioni
Il 6 Febbraio 1895, Otto arrivò a casa di Nina nel primo pomeriggio. Nina era malata, e costretta a letto. Otto le fece compagnia, e parlarono per qualche ora di Dostoevskij e della tragedia vivente nei suoi personaggi. Poi, Otto divenne irrequieto e distratto; disse a Nina che voleva andarsene, e invece rimase nella camera vicina a quella della malata. Si distese su un divano, tirò fuori di tasca una rivoltella e si sparò nel cuore. Nina accorse, e trovò il cadavere coperto di sangue. Oltre alla rivoltella, alle proprie carte e a qualche vestito, Otto possedeva 77 corone, quanto bastava a malapena per pagargli il funerale. Secondo Alma, avrebbe lasciato anche due righe: "La vita non mi dà più alcun piacere, restituisco il mio biglietto d'ingresso".
Q. Principe, Mahler. La musica tra Eros e Thanatos, Bompiani, 2003, pagg. 536
Io non voglio l’armonia, non la voglio per amore verso l’umanità. Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Rimarrei piuttosto col mio dolore invendicato e col mio sdegno insaziato, anche se avessi torto! Troppo poi si è esagerato il valore di quell’armonia, l’ingresso costa troppo caro per la nostra tasca. E, perciò mi affretto a restituire il mio biglietto d’ingresso. E, se sono un galantuomo, ho l’obbligo di restituirlo al piú presto possibile. E cosí faccio. Non è che non accetti Dio, Aljòsa, ma Gli restituisco nel modo piú rispettoso il mio biglietto.
– Questa è una rivolta, – disse Aljòsa piano, con gli occhi a terra.
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, 1979, vol. I, pagg. 262
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Vaaal
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