T: Questo incasinerà tutto il sistema di etichette.
M: CHE CAZZO C'È!?
T: Allora, nell'altro post non sono riuscito a fare proprio ciò di cui stavo parlando. Dopo averlo scritto e dopo averci dormito su ho pensato che l'esempio del martello non coglieva il punto esatto, e quindi ho attraversato -qualche stato di- ansia, e quindi ho pensato.
M: Sentiamo.
T: Perché quest'atteggiamento?
M: Uhm.
T: C'è sempre questa stanza con questo punto rosso, e AFFERRARE il concetto vorrebbe dire toccare il punto con un dito e riempirlo totalmente. Ma puoi pensare che io abbia delle dita grassoccie che mi impediscano di riempire SOLO il punto e sforino all'esterno. Chiaro? Dico tutto ciò che voglio dire, ma poi ne dico troppo e vado fuori e la cosa diventa incasinata e io non riesco DAVVERO a trasferire la merda che ho in testa nella tua testa, e questo mi crea imbarazzo. Possiamo utilizzare una bacchetta, ma ovviamente questa bacchetta dovrebbe avere un diametro esattamente identico a quello del punto, in modo da riempirlo completamente. Ma ora dobbiamo saper mirare con precisione, utilizzare una bacchetta non è banale. Potremo ad esempio riempire parte del punto in modo da poter comunicare ANCHE qualcosa di ciò che voglio dire, e cioè l'intersezione tra la parte o INSIEME occupata dalla bacchetta e il punto rosso, ma non comunicherò UNICAMENTE e TOTALMENTE ciò che voglio dire. La bacchetta è una metafora.
Cioè, la bacchetta è metafora di una metafora. Non so se...
[T prende un lungo respiro]
T: Sono convinto che fra due ore tutto ciò mi apparirà poco chiaro, poco a fuoco, poco potente e - fuori.
: )
venerdì 6 novembre 2009
dialoghi, 17bis
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martedì 3 novembre 2009
dialoghi 17
[...]
T: ma questo non è PROPRIO ciò che intendevo dire. Lo tocca, d'accordo ma non è...
M: Credo di aver capito, comunque..
T: Noo-
M: No, davvero.
T: Immagina una parete bianca, questo è l'argomennto, immagina un punto minuscolo e rosso, come se provenisse da un mirino red dot. Quello che devo fare è infilarci un chiodo con un martello. QUESTO vuol dire DIRE ciò che intendevo, Chiaro? Centrare -il punto-. E la maggior parte delle volte NON CI RIESCO e ME NE ACCORGO e non riesco proprio a parlarti.
M: Non urlare.
T: Perché, se poi non riesco a centrare questo punto, non riesco davvero a comunicare. Ciò che io ho in testa non viene DAVVERO trasferito M: Può mai vennire questo? T: SI', PUO' AVVENIRE. Perché se poi non ci capiamo, tu potresti fraintendere, io potrei fraintendere, piccoli errori casuali portano a grossi errori se reiterati [ecc] -PER QUESTO DEVO ESSERE PROLISSO, CHIARO!?-
M: uff-passiamo la vita pensando queste stronzate.
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martedì 20 ottobre 2009
dialoghi 16
T: Hai presente quando si fa una battuta e non si ride?
V: No, faccio solo battute divertenti.
T: Poi magari dopo un po' si ripete quella stessa battuta e SI RIDE, per il motivo che quella battuta è stata sublimata e non racchiude più il significato di "battuta x", ma quello di "battuta x che nonostante diversi tentativi non si è mai rivelata divertente", ed è *questo* che fa ridere. Questo è uno dei tanti casi a cui stavo pensando di "io so che tu sai x", cioè io "meta-so x". X viene potato di alcune caratteristiche e ne acquista altre: basta costruirci un sistema intenzionale di tipo superiore.
V: Non credo di afferrare.
T: L'esempio della battuta era molto adeguato, ma ti stupiresti immaginando la grande applicazione. L'allusione e l'accenno utilizzano una meta conoscenza di ciò a cui si allude, e l'arte moderna pure. Io non mostro la mia merda perché voglio mostrare la mia merda, ma voglio mostrare tutto ciò che c'è intorno a te che guardi la mia merda, e ANZI voglio mostrare tutto ciò che tu pensi io voglia mostrare mentre sto mettendo in scena una cosa disgustosa e in genere poco appropriata da mettere in scena come la merda. Io sto meta mostrando e tu stai meta osservando.
V: Questo è il principale mezzo dell'ironia.
T: Sì, e della malizia o dell'ipocrisia e di altro. Due persone che parlano per anni non si riferiscono più agli oggetti di cui parlano, ma al loro stesso parlare degli oggetti di cui stanno parlando e di cui hanno già parlato. Un nuovo conoscente che sente due vecchi amici parlare afferra solo il lato più basso dei loro simboli, perché non possiede "le esperienze" necessarie per passare ad un altro livello, perché queste esperienze riguardano il ricordo del parlare delle due persone, che è nella loro testa.
V: Sistema intenzionale di secondo, terzo livello...?
T: Sì, anche se quella terminologia viene usata in maniera più ristretta. Parliamo di metatizzare (?) una o due volte, ma è uguale. Tornando ai due amici: due amici che si riferiscono al loro parlare stanno meta-parlando; due amici che si riferiscono a loro stessi mentre meta-parlano è un meta-parlare alla seconda. Può sembrarti strano, ma non credo che questi casi siano così rari.
Le metatizzazioni possono essere infinite. Due parlanti che parlano per un tempo infinito si riferiscono a tutto ciò che stanno dicendo e a tutto ciò che stanno meta-dicendo su tutti gli infiniti livelli simbolici. Questi parlanti non useranno allusioni, accenni, ironia, malizia o ipocrisia. Questi parlanti comunicheranno guardandosi negli occhi.
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martedì 24 marzo 2009
Un breve dialogo in un futuro imprecisato, forse impossibile
A: Autogestione? Sei matto!? Lo Stato è ESSENZIALE nella regolazione delle cose. Se non ci fosse nessuno dall'alto che regoli le cose il risultato sarebbe il caos.
B: Io non la penso così. Nessuno ama il caos, tranne qualche folle. Basta questo per farti capire che la tua idea di autogestione è diversa dalla mia.
A: Beh, ma ad esempio... con l'utilizzo delle parole? Ti piacerebbe che le parole venissero usate "liberamente", come dici tu?
B: Sì, noi pensiamo che la creazione delle parole nuove debba essere libera e non sottoposta ad una gestione stalizzata.
A: Sei pazzo! Allora ognuno si potrebbe svegliare la mattina e inventare la parola che preferisce. Cosa faresti se durante la lezione la tua professoressa iniziasse ad usare parole non approvate? Tutti parolerebbero di cose che nessun altro capisce! Caos!
B: Non andrebbe assolutamente così.
A: Sentiamo! Io mi sveglio ed invento una parola.
B: Beh, se inventi una parola, allora questa parola verrà giudicata dalle persone a cui la dici. Se è una parola buona verrà utilizzata, altrimenti decadrà da sola. Il processo sarà autogestito.
A: Ma questo è folle! Non accadrà così! Ci vuole QUALCUNO di superiore che decida quali parole ci devono essere.
B: Non secondo noi.
A: Io invento questa parola che non viene accettata, ma continuo ad usarla. Sai cosa succederà?
B: Sì, che la gente non ti capisce e non vorrà più parlare con te.
A: Ok, e mettiamo che c'è un gruppo di persone che decida di inventare una nuova parola. Queste persone, senza autorizzazione statale, utilizzano e diffondono questa nuova parola. Immagini che casino?
B: Non ci sarà nessun casino. Le persone valuteranno le parole migliori, e useranno quelle. Ma soprattutto nessuno ti dice che le parole inventate da privati siano peggio di quelle inventate dallo Stato. Hai presente scarfetrài? Che cazzo di parola è? Credi che la "Scarf & Tray" non abbia influito su questo?
A: Non lo so... Ma... così ognuno decide per sé!
B: Sì.
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