Questo post serve per informarvi che i miei progressi sulla comprensione della coscienza continuano a fare brillanti e deprimenti passi indietro. Più studio l'argomento più mi sembra che l'argomento si scomponga in pezzi sempre più piccoli e sempre più difficili da decifrare. Spero di riuscire a produrre qualcosa entro la tesi di laurea, però. Il problema è che il cervello sembra essere stato sviluppato da un programmatore del tipo di quelli come lo ero io durante le superiori: funziona tutto, ma se qualcuno ficcasse il naso nel codice non ci capirebbe nulla, perché è frutto di toppe su toppe su toppe. In pratica l'evoluzione, che come sappiamo non ci vede assai bene, ha fatto un gran casino e, come un programmatore di serie b, impedisce a qualsiasi altra persona di lavorarci sopra o almeno di vederci chiaro. Secondo me Dio l'avrebbe fatto meglio.
Questa mi sembra la definizione che descrive meglio la complessità del cervello/mente.
Nel frattempo vi consiglierei di leggere Infinite Jest, che ho trovato particolarmente meritevole (non c'entra nulla con la mente/cervello e coscienza, comunque).
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DUE RACCONTI
di sfuggita: tempo fa ho fatto un sogno che conteneva due racconti. Nel primo racconto io e un mio amico tornavamo indietro nel tempo, nel 1960 circa; l'idea iniziale di vantarci delle nostre conoscenze superiori svanì quando capimmo (ben presto) che non sapevamo quasi niente, neanche come funziona una lampadina, per dire, una cosa che ci appare così banale ecc., quindi vantarci di sapere usare cose come i computer di oggi ci sembrò essere troppo ridicolo e smettemmo di sentirci superiori.* Il secondo racconto non lo ricordai, ma mi sembrò davvero bello (o forse non l'ho mai sognato, e ho sognato il ricordo di un racconto davvero bello. O forse ho sognato il ricordo di un ricordo, bla bla).
*nella scena madre di questo racconto io e il mio socio del mio presente, del futuro del periodo in cui siamo nel racconto-sogno (cioè nel futuro del 1960, presente dell'inizio XXI secolo)**, siamo in un pick nick molto gradevole sull'erba, insieme ad alcuni indigeni-temporali. Il mio amico propone di raccontare la nostra spazio-tempo-storia ai nostri amici, ma io fraintendo e mi alzo in piedi e richiamo l'attenzione e dico a tutti, amici e sconosciuti, che veniamo dal futuro, ma questo non sembra avere ripercussioni particolari nel continuum...
**noto che esprimere un concetto come questo risulta difficile. Di certo l'uomo non si trova spesso a doverlo fare, nel senso che non è un carattere adattativo, o almeno non abbastanza adattativo, per questo non è stato evoluzionisticamente favorito un termine che indicasse tutte queste cose. Di cosa stavo parlando?
sabato 3 gennaio 2009
DIO SANTO MA ALLORA ?! + due racconti
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Vaaal
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martedì 26 agosto 2008
Sogno
Mi addormentai e l'immaginazione iniziò a giocare. Sognai innanzitutto di me stesso, poi di altre cose, poi di altre ancora, cosicché il senso logico sembrava perso e mi diressi con l'animo a cadere in quell'-altro- mondo. Ma prima ecco di cosa sognai: sognai di aver perso una lettera, e di me che dovevo assolutamente ritrovarla. Si trattava di una delle prime lettere, quella che veniva dopo la E, dall'aspetto snello con un taglio su per il collo. Aprii il mio cassetto degli oggetti smarriti, e vi trovai delle chiavi, un cellulare, diverse penne e un cd di Chopin, senza nome, ma di quella lettera nessuna traccia. Dove diavolo era andata a cacciarsi? Chi aveva scritto le ultime lettere di Jacopo Ortis? Non mi sovveniva.
Guardandomi intorno, ebbi una illuminazione: ecco dove l'avevo lasciata il giorno prima!, era proprio lì, sulla cartina geogra..!, no, non era neanche lì. Sconsolato, mi avviai alla ricerca su per la montagna. Arrivai in un certo luogo dove finalmente la vidi da lontano, ma subito mi scappo di nuovo. Passato un altro tornante mi si figurò dinanzi, e io affannato rimasi lì stupefatto. Fissai a lungo il suo fulgore ritrovato e dalla felicità mi sembrò di arrivare alla follia, come quando affamati ci si riempie in fretta lo stomaco di ogni frutto affogando quasi dalla beatitudine. Una volta acciuffata la fuggitiva (il che implicò diversi infruttuosi tentativi) me la ficcai in bocca e masticai per bene.
Foscolo, diavolo!
Ora sì.
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Vaaal
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