La rete non è come la televisione. E grazie. Quando in tv danno una notizia di qualsiasi tipo devi sottostare ai loro tempi. Non è come Internet: in Internet se qualcosa ti attira puoi passare una serata intera a leggere a cercare e a informarti e commuoverti.
Così stasera ho letto da più blog della notizia della scomparsa di Randy Pausch, che non conoscevo, e mi è venuta voglia di rimediare. Grazie al blog di Gilioli mi sono preso un po' di tempo e ho letto la sua "ultima lezione". Beh, vi consiglio di farlo-> qui
Grazie Randy. E poi, che dire? Che dire?
Niente, assolutamente niente (ha detto tutto, sì già).
venerdì 25 luglio 2008
Sto per morire e mi sto divertendo
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martedì 8 luglio 2008
Infine
ce l'ho fatta. Eccomi qui. Non so che dire. Sono diplomato, diosanto. Dopo l'esecuzione tanta stanchezza, poi soddisfazione. E poi? E poi a casa oggi pomeriggio mi sono steso sul letto e ho ripensato a me bambino quando appena iniziavo a frequentare il conservatorio, il mio maestro, i miei amici pianisti cantanti e saltimbanchi di vario tipo. Mi sono messo a piangere come un fringuello, e allora mi sono sentito felice :)
Mothersbaugh's Canon
(ascoltatela, mi raccomando)
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Vaaal
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mercoledì 18 giugno 2008
Quanto siete disposti a spendere per vincere un milione?
Non so come mi sia potuto accadere, ma si è cancellato il post del gioco all'asta ecc. Lo risporto qui aggiungendo un edit alla fine.
Molti molti molti anni fa (ma davvero molti, infatti io ero un bimbetto che frequentava i forum [puah, i forum!]) lessi su un forum veramente orribile un post incredibilmente sensato, che colpì me stesso bambino e che non dimenticai mai più. Vi era esposto un aneddoto di cui ho purtroppo dimenticato l'autore e anche i particolari. Il senso però lo tengo bene in mente, e ora proverò a ricostruirlo.
Facciamo un gioco, e questo gioco è una specie di asta in cui il premio è un milione di euro. Le regole rispetto ad un'asta tradizionale sono leggermente diverse, e cioè vince il milione chi fa l'offerta più alta ma, una volta che un partecipante si aggiudica il milione, vengono sottratte tutte le somme proposte sia del vincitore sia dei perdenti. Per semplificare ipotizziamo che all'asta partecipino due concorrenti, i famosi A e B. Inizialmente A offre 100 euro, B rilancia di 200, A rilancia di 1000, B a questo punto finisce i soldi e A vince 999'000 (e cioè il malloppo meno la somma proposta da A) B perde 200 euro e non guadagna nulla. La domanda sarebbe: quanto siamo disposti a perdere per vincere un milione? Ci verrebbe da dire: 999'999 euro (in modo da vincere almeno un euro!), e invece non è così. Una volta arrivati al momento in cui A punta 999'998 e B 999'999 A non metterà fine all'asta come si potrebbe pensare: se farà così non solo farà vincere B, ma perderà anche tutto. Conviene puntare un milione per avere un milione. Ma a questo punto diventa ovvio che neanche B vuole perdere, e quindi l'asta irrazionalmente continua, e può continuare fino all'infinito: ogni giocatore spererà che l'altro si arrenda in modo da recuperare IL POSSIBILE che ad un certo punto sarà sempre e comunque negativo. A offrirà 1'200'000 euro sperando di aggiudicarsi il milione in modo da perdere "solo" 200'000 euro anziché 1'200'000. Credo sia chiaro.
Come si può uscire da questo inferno? Semplicemente decidendosi a perdere una certa quantità prima di ritrovarsi a perderne una maggiore (sperando sempre in un premio che non arriverà mai). Ancora meglio sarebbe non iniziare affatto l'asta! Cosa vorrei comunicare con ciò? Fermarsi prima che... suppongo che abbiate capito benissimo.
Io ho spiegato il tutto veramente male, spero che un briciolo di significato sia penetrato attraverso il mio linguaggio abbozzato e primitivo, e che possiate trarne le dovute conclusioni, se lo ritenete necessario.
Questa cosa mi colpì molto anche se oggi non saprei dire se si tratti di un racconto saggio, ingenuo o infantile. In ogni caso ho pensato di condividerlo: magari qualcuno ne conosce la provenienza. Sarebbe veramente bello scoprire l'autore di una storiella che ho memorizzato per così tanti anni. Vi saluto.
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domenica 25 maggio 2008
-in do maggiore-
Non molto tempo fa Numerabile ha condiviso uno spezzone del film Smoke. Vi consiglio di guardare quel video, io almeno l'ho trovato bello. La musica si insinuava discretamente tra le immagini e ha contribuito in maniera significativa a caricare di emozioni quei pochi minuti. Appena visto il video non ho affatto pensato di conoscere il brano in questione.
Dopo qualche giorno il mio inconscio ha preso coraggio e mi ha comunicato che sì, invece lo conoscevo e addirittura ha compiuto un balzo tale da permettermi di ricordare di quale composizione si trattasse.
Ho avuto di nuovo conferma di cosa possa significare un'immagine che si attacca ad una musica, e la riempie, e anzi si riempiono reciprocamente, ecc., e questo "capolavoro come un altro" mi colora qualcosa che prima era più opaca. Magari avete voglia di ascoltare separatamente la fuga in do maggiore di Shostakovich (dalla raccolta dei 24 preludi e fughe) e il preludio ad essa correlata.
Mi vengono in mente le parole di quel film: "Ho voglia di piangere e non smettere per lungo tempo. Non è per gioia o sconforto... Ho voglia di piangere di tenerezza".
(e volevo quasi scrivere qualcosa su come si può ascoltare una fuga, dare nozioni di soggetto controsoggetto ecc., del rapporto tra Shostakovich e Bach in questa composizione... poi ho sorriso e mi sono preso in giro e basta)
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giovedì 20 marzo 2008
Un altro post poco impegnativo (mi si consenta...)
Ma che bella giornata oggi. Vorrei memorizzarla.
[...]
Fatto.
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"A quanto pare siete molto felice, Kirillov?"
"Sì, molto felice" rispose l'altro, come se dicesse la cosa più comune del mondo.
"Eppure ancora così recentemente eravate afflitto; eravate arrabbiato con Liputin?"
"Uhm... adesso non rimprovero nessuno. Allora non sapevo ancora di essere felice. Non avete mai visto una foglia, una foglia d'albero?"
"Sì."
"Non molto tempo fa ne ho visto una gialla, con un po' di verde, marcita sui lati. Il vento la portava. Quando avevo dieci anni, d'inverno, chiudevo apposta gli occhi, mi immaginato una foglia, verde lucente con le nervature e il sole che brillava. Riaprivo gli occhi e non credevo a nulla, perché quella era molto bello e li chiudevo di nuovo"
[...]
"E quando avete saputo di essere tanto felice?"
"La settimana scorsa, martedì, no, mercoledì, perché era già mercoledì quella notte"
"E in quale occasione?"
"Non, ricordo, così... camminavo per la stanza... non importa. Fermai l'orologio. Erano le due e trentasette."
-Dostoevskij F.M., I demoni -
Probabilmente è un passo che conoscete già. Ma... sì, ricordiamolo. Sì.
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Vaaal
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