giovedì 8 maggio 2008

Rachmaninoff, Morricone e la musica moderna (in Italia)

Una risposta al commento di Renzo sul post precedente che mi fornisce l'occasione di ritornare sulla situazione della musica contemporanea in Italia. Perdonatemi la lunghezza!

Il paragone tra Morricone e Rachmaninoff non è insensato, e neanche il ragionamento
del tuo amico lo è. Rachmaninoff rappresenta quella parte di compositori che continuarono a scrivere opere riconducibili alla tradizione quando, contemporaneamente, nel resto del mondo impazzava l'avanguardia più sfrenata (in Francia con Debussy, Stravinskij, Satie e il gruppo dei sei, in Germania con i pezzi "incomprensibili" di Schoenberg e soci). Rachmaninoff è indubbiamente piacevole, ma molti ascoltatori classici storcono il naso se sentono dire che è un gran compositore, e addirittura disprezzano chi "ammette" di ascoltarlo! A mio parere Rachmaninoff NON è da annoverare tra i grandi compositori. Nonostante questo mi piace molto ascoltarlo. Rachmaninoff per la storia della musica è effettivamente INUTILE, ma è di una inutilità tutta speciale: la stessa inutilità che accomuna ad esempio Mahler e Shostakovich (altri compositori ritenuti grandissimi un po' unanimamente, e comunque "inutili").
Morricone fa bellissima musica per film. Ora non sto a dire nulla sulla sua grande capacità di ideare melodie bellissime e di abbinarle con genio agli strumenti più adatti. Eppure la produzione "d'avanguardia" di Morricone è totalmente ignorata. Ma questo non è un problema di Morricone, è un problema dell'Italia, e qui devo dare ragione al tuo amico COMPLETAMENTE.

L'avanguardia non deve essere per forza aliena. Bisogna dire che molta, MOLTISSIMA
produzione d'avanguardia è assolutamente inascoltabile. Molti compositori si sono
simpaticamente adagiati nella generale idea di complessità storica votata ad un raggiungimento SUPERIORE, accusando spesso l'ascoltatore di non essere in grado di comprendere contenuti che effettivamente... non c'erano!
Come è accaduto per tutti i periodi, la storia farà tabula rasa di queste robe, così come ha fatto tabula rasa di tutte le composizioni di compositorucoli del passato che producevano pezzi, in ambito tonale, non più belli di quelli attuali, in ambito atonale.

Il problema non è solo di alcuni compositori, perché in realtà in Italia sono ignorati all'incirca TUTTI, dal difficile Stockhausen al piacevolissimo Pärt. Sembra che in Italia venga sottointeso il fatto che qualsiasi pezzo composto dopo gli anni '50 sia inascoltabile. Esistono trrificanti esempi di concerti organizzati in questo modo:
PEZZO CONTEMPORANEO (durata massima 10 minuti)
PEZZI TONALI CONOSCIUTI (il resto del concerto)

Come dice la mia grande maestra, viene messo "il polpettone all'inizio, così
ce lo leviamo da torno", e poi facciamo felice il pubblico. Si assistono in questi casi alle scenette più deprimenti, dove gli italiani stoicamente SOPPORTANO il primo pezzo, nel senso che sonnecchiano, leggono un libro (sì, anche questo!) e insomma ingoiano la medicina prima dei pezzi che considerano VERAMENTE belli.
E allora dov'è un minimo di sforzo d'ascolto? Dov'è la bellezza di capire un pezzo nuovo? Credo manchi una voglia di novità, di approfondire...

Ma che sia un problema generale, europeo, e non solo dell'Italia? Me lo sono chiesto anche io, finché non ho avuto testimonianze dirette. Sempre la mia maestra, che vive in Francia, mi dice che lì è totalmente diverso: le nuove composizioni di autori contemporanei vengono salutate sempre con interesse dal mondo musicale, e hanno un buon successo anche se il compositore non si chiama Madonna.

Mi spiace ripeterlo, probabilmente qui è colpa dei conservatori, dove i programmi tradizionali si fermano agli anni '30, e la cultura degli insegnanti pure, cosicché se un giovane allievo viene attirato dal passato musicale recentissimo, non solo non sa da dove iniziare, ma probabilmente verrà anche guardato come un tipo un po' strano che dedicherà centinaia di ore a cose incomprensibili.

Per concludere: è comprensibile la stizza del tuo amico che mettendo a confronto Morricone e Rachmaninoff (due compositori godibilissimi, "classici" e anche famosi!) pensa alla svalutazione deprimente del "resto". A mio parere non c'è ovviamente nulla di male ad ascoltare Morricone, Rachmaninoff così come De Andrè o Eminem o le Pornoriviste o chi volete voi. Penso solo che sia il momento di far cadere alcuni pregiudizi sulla musica contemporanea come produzione per pochi saggi eletti al di sopra del resto del mondo e iniziare a diffonderla in maniera più consapevole, in modo da poter far capire al pubblico che la bellezza esiste anche in composizioni che non siano notturni di Chopin o sinfonie di Mozart.


Saluti!

13 commenti:

Ivo Silvestro ha detto...

Riflessione molto interessante.
Mi ha fatto venire voglia voglia di ascoltare Rachmaninov (e sto ascoltando L'isola dei morti), ed effettivamente è piacevolissimo, per quanto lugubre, molto più piacevole, ad esempio, della Grosse Fuge di Beethoven.
Devo migliorare la mia conoscenza della musica contemporanea...

Vaaal ha detto...

Ciao Ivo, prova anche con i concerti per pianoforte, in particolare il 2 e il 3 (tra parentesi quest'ultimo spesso indicato come "composizione più difficile per pianoforte" dal film "Shine"): sono belli davvero e sicuramente non stufano subito : )

Suppongo che la differenza con quella composizione di Beethoven stia nel fatto che le fuge sono organizzate per dare un piacere più... cerebrale, dove magari non si coglie subito il senso o la forma o il movimento. Solo con diversi ascolti "attenti" anche una composizione complessa come quella di Beethoven svelerà i suoi segreti. Rachmaninoff concede piaceri più facilmente (non che sia un male, anzi!).

Saluti!

ENTJ ha detto...

Mi ha molto colpito questo passaggio: "Rachmaninoff per la storia della musica è effettivamente INUTILE".
Non sono un esperto di musica (negli anni 90 suonavo il basso da autodidatta in un gruppetto metal, ora che l'ho confessato spero non mi toglierai la parola) quindi non posso dire niente su Rachmaninoff. Ma mi ha sempre intrigato la definizione di Arte in generale.
L'Arte tipicamente viene definita per negazioni: non è questo, non è quest'altro. Anche la tua è una negazione: ci dice che Rachmaninoff, fondamentalmente non è un artista (al limite, un ottimo artigiano). Lo trovo un criterio molto efficace, immediato e applicabile ai vari campi (arti figurative, letteratura, ecc.), per questo mi piace. Ci devo pensare meglio, ma credo che lo userò (è per caso sotto licenza Creative Commons? :-)

Vaaal ha detto...

Ciao ENTJ! Io però non volevo fare un salto tanto lungo e affermare che Rachmaninoff non sia un artista! La figura di "artigiano musicale" cade all'epoca di Mozart, da Beethoven in poi tutti, i grandi compositori e quelli più piccini, vorrebbero definirsi artisti (e insomma a Rachmaninoff non penso si possa negare questo attribbuto).

Intendevo l'INUTILITA' come "far parte di un percorso musicale". In genere la storia della musica, presa dalla prospettiva "moderna", viene vista come una evoluzione da A a B. Molti compositori ne restano fuori, giusto o sbagliato che sia questo modo di valutazione. Ma il fatto che non prendono parte al percorso evolutivo non toglie nulla alla loro qualità. Ho citato Mahler e Shostakovich proprio perché, sebbene inutili, sono tra i miei preferiti!

Ivo Silvestro ha detto...

Però nel testo mi sembra ci siano due criteri diversi.
Il primo è quello riassunto nell'ultimo commento: la musica va da A a B, alcuni compositori non rientrano in questo percorso, si tirano fuori, non innovano; altri invece sono punti importanti appunto perché introducono novità.
Il secondo è quello della piacevolezza: alcune composizioni sono "facili", "immediate", non richiedono particolari sforzi (mi riferisco all'ascoltatore, non all'esecutore). Sono le musiche che trovi nei cd da 10 euro al supermercato: i quadri di una esposizione di Mussorgsky, ad esempio. O la toccata della Toccata e fuga in re minore di Bach. Altre composizioni, invece, sono difficili, richiedono uno sforzo da parte dell'ascoltatore. E qui penso alle fughe, ma l'elenco potrebbe essere lungo.
Le due classificazioni si intrecciano: non necessariamente un compositore che innova è difficile (penso a Stravinsky).

ENTJ ha detto...

Chiedo a entrambi: ma allora secondo voi esiste un criterio, nella musica, per discriminare l'artista dal mestierante? Spero non vogliate ridurre il tutto a una questione soggettiva, perché allora anche Britney Spears è un'artista, e la parola "arte" finisce col non definire nulla...

Vaaal ha detto...

per ENTJ: Perdonami l'auto pubblicità, ma ho provato a definire l'arte qui, magari lo trovi interessante -> http://abolirelarealta.blogspot.com/2008/01/dialoghi-sacri-5.html
Mi rendo conto che qualsiasi definizione della parola "artista" e "arte" con pretese di universalità e completezza vada al di là delle competenze dell'uomo. Probabilmente ci ritornerò in seguito, anche per le distinzioni che istintivamente facciamo tra Artista e artista, come tra un Mozart e una Spears : D

per IVO: E' in effetti sensato inquadrare un'opera d'arte sotto due aspetti: uno è la facilità d'ascolto, l'altro è la complessità reale del brano. Le cose non coincidono: alcuni pezzi che all'ascolto sono godibilissimi e appaiono anche abbastanza "facili", si rivelano poi strutturalmente complessi. Ora che ci penso forse i brani più GRANDI sono quelli ascoltabili ma anche "profondi", nel senso che, volendo, si possa scavare sempre di più e trovare sempre del nuovo.

La prima cosa che mi viene in mente è la micropolifonia di Ligeti: si percepisce questo magma denso di voci che porta l'ascoltatore in uno stato di trance che gli permette di godere della musica molto "spensieratamente", nonostante una complessità TERRIBILE di sottofondo. Se non avete mai avuto l'occasione di gustarvi il Requiem di Ligeti fatelo ora! (oppure aspettate il mio prossimo post : D)
E' una musica all'ascolto facile, ma strutturalmente difficile. Poi ci sono le musiche all'ascolto difficili, e che lo sono davvero :-s

Vaaal ha detto...

perché non riesco mai ad essere un po' meno prolisso? : |

ENTJ ha detto...

L'altro post sull'arte mi riporta alla memoria una battuta che girava all'università: "la matematica è quella cosa che fanno i matematici".
Queste definizioni circolari sono anche simpatiche, ma non soddisfano il mio senso estetico, oltre che logico. Ho visto i commenti chilometrici e non intendo riaprire la discussione, riporto solo a titolo di esempio la seguente affermazione del grande Henri Poincare: "Fare matematica significa dare lo stesso nome a cose diverse".
QUESTA è una definizione. Certo è criticabile, certo non è esaustiva, ma è una definizione.
Se poi esista qualcosa di altrettanto elegante anche per l'arte non lo so. Ma lo spero!

Ivo Silvestro ha detto...

A questo punto, mi introduco per un consiglio: Maurizio Ferraris, La fidanzata automatica, Bompiani.
Si legge con piacere e fornisce (una, non la) risposta alla tua domanda su cosa sia l'arte.
Qui trovi una recensione.

RENZO ha detto...

In Italia si finisce di studiare musica in terza media. Per la diffusione di certe avanguardie musicali hanno fatto più la pubblicità e il cinema che i programmi ministeriali. Infatti, Satie, Stravinski, persino Berg mi sono sembrati già parzialmente digeriti, già sentiti, non completamente nuovi (indipendentemente da quanto poi li abbia apprezzati).
Questo non aiuta.
Non aiuta nemmeno neanche l'idea romantica di Arte, che alle estreme conseguenze ha portato all'artista che "produce solo per sé", "non ha interesse a compiacere il pubblico", e che però spesso si compiace del suo essere incompreso, un'idea che diamo quasi per scontata ma chea pensarci bene forse non lo è.

Insomma, vaal, hai un bel lavoro da fare e tanti spunti per nuovi post.

ps: grazie per aver raccolto e sviluppato lo spunto ;)

ENTJ ha detto...

Ivo, grazie per la segnalazione.

Vaaal ha detto...

Renzo: Vero, la musica contemporanea viene usata molto nel cinema... a volte in maniera adeguata (vedi Kubrick), altre volte meno.
Per l'idea dell'Arte come qualcosa per pochi: è innegabile che nel Novecento la musica abbia preso una strada un po' "snob"...
Indicativa è la frase di Schoenberg "se è arte non è per tutti. Se è per tutti non è arte". Mah.


Ivo, quel libro sembra interessante, grazie anche da parte mia : )

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