martedì 26 maggio 2009

così, tanto per variare, tanto per rendervi partecipi dei miei studi, sempre interessanti e pieni di fascino, ma di cui parlo tanto poco, così poco...

Il fenomeno di "sentirsi al di sopra della media" è così umano da far sorridere. Sembra radicata nell'uomo questa sensazione non solo di essere speciale, ma di essere "al di sopra della media". Ciò è una di quelle impossibilità impossibili: se tutti fossimo davvero al di sopra della media... un attimo, non possiamo TUTTI essere al di sopra della media, altrimenti saremo noi la media (uhm).
D'altronde è vero che possiamo essere quasi tutti al di sopra della media, ma questo al prezzo di trovare qualcuno così stupido, così stupido, così stupido... da riequilibrare tutto ...uhm, improbabile.

Perché dunque pensiamo di essere al di sopra della media? Ho 4 ragioni

  1. gli altri in genere ci fanno i complimenti e si tengono le offese per sé. Questo permette a tutti di ascoltare spesso complimenti sui loro pregi e ignorare offese sui loro difetti. Questo ci fa credere che non abbiamo difetti, visto che "nessuno li nota".

  2. forse siamo davvero al di sopra della media, ma.. riguardo cosa? Probabilmente ci giudichiamo in base al parametro che ci fa più comodo. Io sono al di sopra della media come persone che scrive minchiate utilizzando il computer di casa mia. Lo sono davvero!

  3. alcuni si ritengono fortissimi in compiti cui bravura può essere valutata oggettivamente. Chi si ritiene molto al di sopra della media ha un punteggio AL DI SOTTO della media.* Questo può essere spiegato con una sola parola: l'incompetenza. Chi si reputa molto forte probabilmente non si riesce a giudicare bene perché è solo molto ignorante

  4. questo è interessante: vizio di attribuzione a nostro favore. Quando facciamo qualche cazzata la colpa è della situazione , quando facciamo quache cosa brillante dipende dal nostro genio. Questo ci permette di prenderci i meriti e tralasciare i difetti. Furbo...

A parte il punto 1, gli altri sono tutti più o meno verificati sperimentalmente. Non riporterò qui nessuna di queste verifiche, ora.
Le informazioni sono tratte dalla mia testa, che le ha lette in una gaia giornata di Aprile sul Peter Gray - Psicologia.

*in maniera simpatica, chi si ritiene leggermente al di sotto della media ha un punteggio superiore


n.benissimo: questo è in realtà un fenomeno culturale. I cinesi si ritengono mediamente nella media, giustamente.



dio santo, sono da solo! Aiuto!

sabato 23 maggio 2009

"Sono andato contro una delle vostre leggi"

"le leggi sono fatte per essere infrante", questa frase così abusata... forse l'interpretazione comune è scorretta, o almeno non univoca. In genere viene pensata in bocca ad un giovane ribelle, che vuole ottenere qualcosa di illegale. Proviamo ad immaginarla pronunciata invece da un politico, per un motivo...[leggere il testo]. Ora ha decisamente una luce diversa, più scura.


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"Ma, dopo tutto, sono andato contro una delle vostre leggi."
"Be', per che cosa pensa che siano state create? [...] Pensa davvero che abbiamo creato quelle leggi perché venissero rispettate?" disse. "Noi vogliamo che vengano infrante. Si metta in testa che lei non si trova di contro a un gruppo di ragazzini... e allora capirà che questi non sono i tempi dei bei gesti. Noi miravamo al potere. Voi eravate degli attaccabrighe, ma sapevamo come domarvi, perciò avreste fatto meglio a stare attenti. Non c'è modo di governare degli uomini innocenti. L'unica forza di cui dispone un governo è di dare stangate ai criminali. Ebbene, quando non ci sono abbastanza criminali, se ne creano. Si dichiarano crimini tante cose che diventa impossibili per un uomo vivere senza infrangere una legge. Chi vuole una nazione di cittadini ossequienti? A che servirebbero? Ma basta approvare una serie di leggi che non possono né essere rispettate né interpretate oggettivamente... e si crea una nazione di gente che infrange le leggi... per poterla prendere in trappola. Questo è il sistema, signor Readen, questo è il gioco, e una volta che l'avrà imparato, sarà molto più facile trattare con lei".

(La rivolta di Atlante - L'uomo che apparteneva alla terra - A. Rand)

giovedì 14 maggio 2009

(scandite bene le parole...)

"

L'io è opaco,
mi resiste, mi fa difficoltà.
E' un estraneo.

"

(...come Aldo Masullo)

domenica 10 maggio 2009

¿Votare o non votare?

Un mio amico afferma con convinzione: "è sciocco non votare, perché non votando si fa in modo che gli altri decidano anche per te".
Un anarchico potrebbe dire: "non dovremmo votare, perché votando contribuiamo al meccanismo che odiamo".

Sono entrambe affermazioni abbastanza sensate, ma non necessariamente corrette. La prima la si sente tanto frequentemente che necessita una distruzione senza pietà. La seconda deve essere trattata con più delicatezza.

IL DIRITTO AD ASTENERSI

>Dopo una dura battaglia gli Inglesi vengono catturati e portati nel campo Tedesco. Questi ultimi stanno decidendo in che modo uccidere i nemici e dopo un po' emergono due alternative, ad esempio "impiccarli" o "sparare a loro". I Tedeschi, da brave persone quali sono, decidono di metterla ai voti. Ovviamente le alternative sono solo tra "impiccarli" o "sparare a loro", e la scelta avverà per maggioranza.
Ebbene, è così assurdo che un Tedesco, dopo profonde meditazioni, decida di non votare? Io lo trovo comprensibile e molto umano. L'astenuto è consapevole che il suo non voto non cambierà nulla, eppure sente che per lui vale di più non votare che prendere parte ad una scelta comunque sbagliata. Questo perché non votando si sentirà, per un motivo forse (e solo forse) irrazionale, una persona migliore.

[diverso sarebbe stato se tra le scelte dei Tedeschi ci fosse stato "Nessuna uccisione"; tra l'altro neanche nelle liste di voto c'è la scelta "Nessun governo"]
[un altro motivo per l'astensione è che "non mi cambia nulla". In questo caso non ci sarebbe alcuna differenza tra il votare o l'astenersi, a parte lo sforzo stesso del votare [alzare una mano o recarsi al seggio] che potrebbe far propendere per l'astensione]

IL DIRITTO AL VOTO
Alcuni pensano che lo stato sia una "forma di coercizione leggittimata". Anche io lo penso. Proprio per questo, alcuni che pensano che lo stato sia una "forma di coercizione leggittimata" pensano di conseguenza che non ci si dovrebbe "sporcar le mani" e votare uno o quell'altro bandito. Neanche ciò è corretto, anche se non è nemmeno del tutto sbagliato.

>Dopo una dura battaglia gli Inglesi vengono catturati e portati nel campo Tedesco. Questi ultimi stanno decidendo in che modo uccidere i nemici e dopo un po' di discussione rimangono due alternative, e cioè "ucciderli in fretta" o "torturarli facendoli soffrire". I Tedeschi, da brave persone quali sono, decidono di metterla ai voti. Ovviamente le alternative sono solo tra "ucciderli in fretta" o "torturarli facendoli soffrire", e la scelta avverà per maggioranza.

Ebbene, è così assurdo che un Tedesco, che ripugna ciò che i suoi compari stanno facendo, decida comunque di votare e di votare la scelta per lui meno malvagia? Non mi sembra così assurdo.
E' vero che il soldato Tedesco che vota "contribuirà" alla morte degli Inglesi? No, perché se il Tedesco non voterà, gli Inglesi verrano comunque uccisi; se vota, gli Inglesi non verranno uccisi "di più". L'unica cosa che fa è spostare la scelta da una conseguenza che ritiene ingiusta ad una che ritiene ingiusta e malvagia, contribuendo a questa scelta, ma non a quella "morte/vita".
E' vero, [per alcuni] tutti i partiti presenti sulle liste di voto sono intrinsecamente dannosi. Lo scopo del voto diventa dunque quello di limitare i danni.

(se vogliamo, limitare l'errore. Non sembra possibile evitarlo)
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[più che diritti a fare questo o quello, sono "argomentazioni che giustificano" l'azione di "voto" o "astensione". Non so cos'è un "diritto"]
[si potrebbe obiettare che questi esempi propongano solo un voto nel quale la scelta non ricada su tutta la società ma su un individuo esterno al gruppo. Non è un problema. Possiamo pensare che i Tedeschi stiano votando qualcosa del tipo "che tipo di pena infliggere ai nemici o ai disertori?" In effetti in questo modo è come se votassero (o si astenessero) per qualcosa che potrebbe riguardare anche loro direttamente e non solo il povero Inglese. Il resto delle argomentazioni rimane immodificato]

venerdì 8 maggio 2009

repubblica mi fa sentire un ragazzino

ovvero una cosa veloce e magari snob

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio/premier-e-annozero/premier-e-annozero.html

quando dice: "Comunque. Va in onda il processo a Silvio."

Comunque punto. Va in on...

mi sembra di star leggendo una quindicenne.

mercoledì 6 maggio 2009

ho avuto il pensiero di avere una visione

L'uomo entrò nella cella, ovviamente buia e opprimente. Il poveretto giaceva su una specie di materasso (un giorno fu bianco), catene ai polsi attaccate ai muri, diverse ferite un po' ovunque, barba incolta e nudo come un vermaccio.
Il torturatore gli si avvicino e lo punzecchiò con un ferrò appuntito. Il torturato si dimenò il più possibile, fino a ritrovarsi in una posizione assurda, un po' come quella che assumono quelli che si buttano da un palazzo, quando li ricalcano con il gesso. Era una posizione molto buffa.
In quel momento l'uomo con il ferro notò quella strana contorsione, si fermò e rise leggermente.
Il torturato prese coscienza che si trovava in una posizione ben strana, se la raffigurò, e rise anche lui. Come due coglioni, torturatore e torturato, si fecero una bella risata.


[da quel giorno in poi divennero grandi amici, finché il giorno dopo il torturatore non lo uccise]

fine.

martedì 28 aprile 2009

http://abstrusegoose.com/

lunedì 27 aprile 2009

mio cuggino mio cuggino

Ehi, mio cugino ha aperto un blog, leggetelo!

venerdì 24 aprile 2009

un film e un ricordo

C'era quel periodo in cui ho guardato molti film, non proprio appena usciti e non proprio campioni di incassi al botteghino.

Tra questi c'era un simpatico "L'accordatore" della regista russa Muratova, una commedia cui ho dedicato il mio tempo semplicemente perché cercavo brani di Silvetrov e questo film ne conteneva alcuni (chi è Silvestrov? Sentite qui che bellezza).

Comunque ve ne sto parlando perché una scena era particolarmente bella, ma su youtube non trovo neanche uno stralcio, figurati una scena di 20 secondi. Quindi ve la descrivo, e voi dovete immaginarla.

Questi due tipi, una giovane donna e il suo fidanzato (il quale sta mangiando distrattamente una mela) stanno parlando di alcune cose che non ricordo. La donna dice (sto citando a memoria, potrebbe essere abbastanza diverso): "a volte ci si vorrebbe fermare come una statua, e rimanere così per tutta la vita". A quel punto si bloccano, lei immobile appoggiata sulla sua spalla, lui con il boccone rimasto così, a metà.

giovedì 23 aprile 2009

Due telefilm che seguo

Lo sapevate? Seguo alcune serie tv americane. Attualmente, a parte Arrested Development che purtroppo è stata cancellata perché l'umanità merita di crepare male*, seguo con passione 30 rock e Breaking Bad.

Vi dirò perché fate male a non guardare queste cose.

30 rock: questa serie è bellissima. Riesce a svolgersi in maniera mai banale, le battute non sono imbarazzanti (il che è una impresa), gli attori sono simpaticissimi.

Alcune scene memorabili in 30 rock. A proposito, in 30 rock c'è Tina Fey! Eccola qui:
(vi ricordate? Faceva l'imitazione della Palin!)



breaking bad: in realtà ho aperto questo post per parlare di breaking bad. Questo telefilm...

sapete cosa? Guardateli e basta. Non sono bravo a descrivere le cose. Di breaking bad la prima puntata andrà benone. Potete scaricarla qui e prendere i subs qui. Di 30 rock vi dico che le prime 2 puntate sono così così, dalle 3a in poi diventa fantastico. In genere potete scaricare 30 rock qui e i sottotitoli sempre qui.

Vi assicuro che ne vale la pena.


questo tipo è Bryan Cranston, l'attore che interpreta W. White in Breaking Bad. Lo ricorderete per aver interpretato il padre di Malcolm in Malcolm. Bravissimo, comunque.






*tutti voi che non guardavate A. D. siete colpevoli. Non fate finta di niente.

lunedì 20 aprile 2009

Dimostrazione rigorosissima del fatto che Dio minacci i cristiani. DENUNZIAMOLO!

Berlicche, nel post citato nel mio post precedente, e che mi scoccio di riportare qui, mi dice (dopo che io avevo notato come il cristiano agisse sotto minaccia di fuoco eterno)

"Il cristiano non è mosso da una divinità superiore, nè da essa minacciato o guidato. Il cristiano ama Cristo, e cerca di essere degno del suo amore, tutto qui."

Poi fa l'esempio della ragazza: "Tu sei "mosso" dalla tua ragazza, o da essa minacciato o guidato per farti comportare in una certa maniera? No? Se arrivi in orario agli appuntamenti, e cerchi di essere gentile con lei, è perchè le vuoi bene. Il cristianesimo funziona nella stessa maniera."

alché io ho risposto: "Tu dici che amare Dio è come amare una ragazza, quindi se ci si dedica a lei lo si fa per puro amore, e ogni vincolo è sempre un vincolo d'amore. Ma il paragone con la ragazza è ERRATO! E' vero, quando sto con una ragazza è perché la amo. Ma questo perché stare con una ragazza, in genere, è una SCELTA. Immagina esistesse una ragazza che dicesse "se non stai con me brucerai all'inferno per l'eternità". Che dolce!
Una ragazza da amare! Volontariamente! Che scelta c'è in questo caso?
Per prendere in prestito le parole di ago: "non importa quanto si incensino le parole, o le si imbelletti", una minaccia è una minaccia. "

Ma a quanto pare la mia spiegazione non basta. Berlicche dice che l'amore di Dio è un po' come quello della madre che ti dice "non correre con le forbici in mano, che ti fai male". Non minaccia, ma constatazione.

Quindi, eccoci qui: dimostriamo nella maniera più logica che mi è possibile che Dio minaccia i cristiani. Avrei potuto farlo lì, ma perché scrivere un mirabolante pensiero tra i commenti in un blog mentre posso ficcarlo qui, dove nessun cristiano mette piede (credo)?


Innanzitutto ci vuole, ovviamente, una definizione di minaccia. Da questo sito (no, non ho voglia di alzarmi e cercare nel dizionario fisico, tanto cosa cambia?) scopro che la minaccia è una "parola o gesto di cui uno si serve per incutere timore del male, che gli si prepara per punizione o per vendetta".
Si può affermare che Dio minacci il cristiano, dunque, quando lo informa gentilmente che se non seguirà i suoi precetti andrà all'inferno per l'eternità?

Un punto abbastanza importante è notare la differenza tra due tipi di frasi che "incutono il timore del male". E' evidente che "non correre con le forbici in mano che ti cavi un occhio" incute timore del male, ma la mamma non si prepara di certo essa stessa a punire il figlio. Se la mamma dicesse "non correre con le forbici in mano, altrimenti ti manderò all'inferno per l'eternità", quella sarebbe una minaccia. Tutto questo l'aveva già detto il dizionario etimologico. Con più precisione ci tengo ad affermare che

una frase x è una minaccia nella quantità in cui il referente di x è responsabile dell'evento negativo conseguente all'azione indicata in x.

(questa frase non è affatto diversa nella sostanza dalla definizione di cui sopra. Ci permette solo di mettere in evidenza il punto che per me è il punto chiave)

Se la mamma dice "non fumare che muori", questa non è una minaccia, giacché la madre non è responsabile dell'evento "morte". Se un mio amico mi dice "balla e canta l'inno ungherese, senò ti picchio" ebbene quella è una minaccia. L'unica variabile a mutare è, a mio avviso, la responsabilità dell'evento negativo conseguente all'azione indicata nella minaccia.

Quindi devo rispondere solo a questa domanda: in che misura il referente di "se non rispetti i miei precetti vai all'inferno" è responsabile di "andare all'inferno"?

E' vero, i cristiani potrebbero dire che siamo noi che scegliamo di andare all'inferno, giacché Dio ci ha dato il libero arbitrio (haha) e noi SCEGLIAMO di essere cattivi. Quindi siamo noi i responsabili. Quindi non è una minaccia.
Ma qui non stiamo parlando di una qualsiasi persona, bensì di Dio, che ha come qualità quella dell'onnipotenza. Dio può tutto. Può evitare quindi anche che io vada all'inferno, senza dubbio con 0 (zero) sforzo.

Chi può comandare qualcosa con zero sforzo è responsabile di quella cosa (sebbene una condizione di zero sforzo è impossibile per noi mortali). Se io potessi ottenere la pace del mondo con un battito di ciglia, e non volessi farlo, ne sarei responsabile (neanche come Dio: il mio sforzo di battere le ciglia non è zero, infatti, mentre lo sforzo di Dio per evitarci l'inferno è zero, giacché esso ha una potenza infinita).

Quindi Dio è responsabile dell'evento negativo di cui mi informa, "andare all'inferno".

Quindi Dio minaccia i cristiani.


cvd



(mah, sì, prendetelo per quello che è)

domenica 19 aprile 2009

Ho commentato in questo modo uno stupido post di berlicche

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Berlicche, mi chiedi di giustificare le mie affermazioni, ma ci sono già tanti saggi e tanti libri pronti a parlare in mia vece, e io non ho il tempo di scrivere saggi o articoli in commenti di blog. Quindi mi limito ad un paio di cose più sintetiche.


"Non ho mai negato che esista una moralità naturale, ma verrebbe da chiedersi perché dovrei essere altruista se a me non viene nulla in tasca. "

E allora ti chiedo: perché lo fai? Perché te lo dice Dio?
Non è così. Non è vero che gli animali fanno le loro azioni altruistiche senza pensare (anche se dovremmo perdere ore a capire cosa si intende per pensare). Un esempio su tutti: una scimmia, prendendo una banana, provoca una scossa elettrica in una scimmia lì vicino rinchiusa in una gabbia. Anche se affamata, la scimmia NON prende la banana, quando nota la SOFFERENZA che infligge alla sua amica.
Questo dimostra che ESISTE un senso morale negli animali e che questo senso morale è frutto di PENSIERO.
Tu ti chiedi: cosa me ne torna in tasca?
E quindi: perché gli animali (homo sapiens compreso) fanno azioni altruistiche? Perché questo è stato favorito dalla selezione naturale. Parlare di questo sarebbe troppo lungo. In breve è di certo più "favorito" un gruppo che si aiuta a vicenda che un gruppo che si ammazza a vicenda.



"Prova a fare una bella statistica, e domandati, che so, Hitler, Stalin, Robespierre e Mao in chi credevano. O, più prosaicamente, gli assassini della porta accanto."

Ok, fai una statistica. Non vedo alcuna statistica. Inoltre dovresti prima avere prove che l'ateismo sia una componente fondamentale della violenza. E' vero, qualche ateo può essere cattivo. Anche qualche cristiano può esserlo. Quello che bisogna dimostrare è che l'ateismo CAUSA violenza. Questo è assurdo. Se puoi dimostrarmelo ti invito a farlo.
Ma non puoi farlo.

Invece io posso dimostrarti che una religione possa, almeno in via ipotetica, fornire un ottimo incentivo alla violenza:
immagina una religione che recita così: "se non uccidi le persone con i capelli rossi andrai all'inferno per tutta l'eternità. L'inferno è il posto peggiore che tu possa immaginare".

Non puoi immaginare l'esistenza di una tale religione? Eppure molte religioni non accettano alcuni gruppi sociali, in maniera più o meno arbitraria, e, credo, ne comandano l'uccisione o lo sterminio. E quindi: quel "comandamento" non sarebbe un incentivo abbastanza forte a trasgredire una legge naturale? A mio parere sì, giacché l'inferno per l'eternità è la cosa più orribile che c'è in assoluto, e l'uomo può sacrificare il suo più radicato istinto morale per evitarlo.


Non riesco a trovare alcun modo per cui un ateo possa avere un incentivo almeno pari a quello dell'inferno per l'eternità. Non c'è.
Quindi il religioso è potenzialmente più portato a trasgredire la moralità naturale.




"Se un cristiano uccide non lo fa perchè è cristiano, ma nonostante lo sia. L'ateo, chi lo ferma?"

Nessuno. Il cristiano, chi lo ferma? Nessuno. La differenza è che il cristiano si sente mosso da una divinità superiore, e agisce sotto sua minaccia (sotto sua guida, se volete). Anche l'ateo si sente mosso da una forza superiore, che è la forza della moralità naturale, che, sulle linee generali, E' UGUALE IN TUTTE LE SOCIETA', ANCHE IN PRESENZA DI RELIGIONI DIVERSISSIME.

Se il cristiano si sente "guidato" da Dio, perché l'ateo non dovrebbe essere "guidato" dal suo istinto all'altruismo naturale? (che non è di certo "Divorare vivo l'altro", ma questa è ignoranza pura).

Solo perché l'ateo non ha la VOSTRA IDENTICA guida, la SUA guida non esiste? Questo è assurdo. E' anche tremendamente sbagliato, lo trovo cattivo e ingiusto! Volete avere il monopolio della moralità? Fottetevi!


Andiamo avanti:
Pensiamo di aver per forza bisogno di una forza superiore. Ci sentiamo protetti dal sapere che, se agiamo bene, è perché ciò che facciamo è un bene ASSOLUTO. Un conforto accettabile, ma sinceramente trabballante.




Infine, questo

"l'esistenza di un senso morale innato in ciascun essere umano (tutti ci arrabbiamo se un amico viene meno alla parola data...perché? Dove sta scritto che dovrebbe mantenerla?)"

E' proprio il classico caso in cui si può applicare la teoria evoluzionistica con grande successo. Infatti in tutte le specie di primati (E OLTRE), da quanto mi risulta, esiste un sistema di PUNIZIONE DEGLI IMBROGLIONI, ed è anche abbastanza studiato. Se non riuscite ad immaginare PERCHE' questo sistema debba essersi evoluto, la colpa è della vostra scarsa immaginazione, non della teoria evolutiva.
Magari non puniamo sempre l'imbroglione, ma SEMPRE proviamo un senso di rabbia verso chi imbroglia. SEMPRE, e non solo noi h. sapiens.

Insomma, ho finito.
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in realtà non avevo finito, infatti ho aggiunto:



Il commento lunghissimo appena precedente è mio: Vaaal.

Ultima cosa: STUDIATE DI PIU'!!!

Ok, questa è una affermazione saccente e snob, ma siete insopportabili. Studiate l'evoluzione, studiate il comportamento degli animali, studiate l'altruismo in natura, studiate l'altruismo nell'h. sapiens.

Di Dio tutti possono parlare, perché tanto non scenderà dal cielo a correggervi. Ma l'evoluzione è una teoria definita, e non potete pensare di prenderla in mano con tanta leggerezza come prendete in mano i pensieri mistici. Se volete farlo, per quanto mi riguarda, siete dei cazzari.

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La cosa che più mi fa incazzare è che quel post ha, per ora, una quarantina di commenti, e il mio blog ne avrà sì e no 40 in totale (ah-ha-ha).
Vado a vedere un po' di Mosconi.

domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua! Cristo è nato! W J.C.

venerdì 27 marzo 2009

pianificazione centrale


Avete presente il mio precedente post? Ho trovato alcune correlazioni con questo brano di M. Friedman, in "Liberi di scegliere" ed. Tea p.29; comunque è interessante da leggere.

"Generalmente si ritiene che la "mano invisibile" di Adam Smith si riferisca agli acquisti e alle vendite di beni e servizi in cambio di denaro. Ma l'attività economica non è affatto la sola area della vita umana in cui una struttura complessa e sofisticata sorge come conseguenza non intenzionale della cooperazione di un gran numero di individui, ognuno dei quali persegue i suoi interessi.
Prendiamo, per esempio, la lingua. Essa ha una struttura complessa in continua evoluzione. Ha un ordine ben definito, che però non è stato pianificato da nessun organismo centrale. Nessuno ha deciso le parole da introdurre nella lingua, le regole grammaticali, oppure quali parole dovevano essere aggettivi e quali sostantivi. L'Accademia di Francia si propone di controllare i mutamenti nella lingua francese, ma si tratta di un fenomeno relativamente recente. L'Accademia di Francia fu istituita molto tempo dopo che il francese era già una lingua altamente strutturata e la sua funziona consiste principalmente nel ratificare cambiamenti sui quali non ha nessun controllo. Quanto alle altre lingue, sono poche quelle che hanno un organismo del genere.
Come si sviluppa una lingua? In gran parte nello stesso modo in cui un sistema economico si sviluppa attraverso il mercato: attraverso la volontaria cooperazione tra individui, che in questo caso cercanodi scambiare idee o informazioni o chiacchiere invece di merci e servizi.
A una parola viene attribuito questo o quel significato e, quando se ne presenta l'esigenza, si aggiungono nuove parole. Si sviluppano usi grammaticali che solo più tardi vengono codificati in regole. Due parti che desiderano comunicare tra di lor,o traggono entrambe vantaggio dal fatto di essere giunte a un accordo sulle parole da usare. Mano a mano che una cerchia sempre più grande di uomini trova vantaggioso comunicare gli uni con gli altri, si diffonde un uso comune che vene codificato nei dizionari. Non vi è mai coercizione, né l'intervento di un pianificatore centrale* con il potere di impartire ordini, benché negli anni più recenti il sistema della scuola pubblica abbia giocato un ruolo importante nella standardizzazione dell'uso."

*nel mio dialogo era appunto prevista la pianificazione centrale del linguaggio. Molte cose, chiaramente funzionali in una organizzazione libera, sembrano assurde a chi è abituato a vederle pianificate dall'alto. In un regime dove i matrimoni vengono scelti da organi appositi potrebbe sembrare assurdo l'idea di scegliere liberamente il proprio partner (immaginate le possibili obiezioni: "poi la società va in frantumi" "le persone non possono scegliere da sole con chi andare,
si farebbero errori gravissimi sulla valutazione del partner" "e poi rimangono quelli senza partner! Chi pensa a loro?" ecc.);
allo stesso modo molte cose che a noi sembrano funzionalmente impossibili se svincolate da una pianificazione centralizzata potrebbero essere gestite con altrettanta facilità (e più efficacemente) da un società libera.

martedì 24 marzo 2009

The Genius Of Charles Darwin - R. Dawkins

Avete presente il documentario su Darwin con Dawkins che ha fatto sentire molti italiani non angloparlanti un po' più tristi?

Ebbene, siate felici! Il team di Italian Subs infatti sta postando i sottotitoli delle varie parti (per ora sono state subbate la prima e la seconda di tre puntate).

>Qui i sottotitoli<

Ovviamente il modo in cui vi procurate il video non è né affar mio né di Italian Subs.

Vivi ringraziamenti a questi ragazzi senza i quali non capirei nulla di piccoli capolavori come 30 rock, How I Met Your Mother e da oggi anche The Genius of C. Darwin. : )

Un breve dialogo in un futuro imprecisato, forse impossibile

A: Autogestione? Sei matto!? Lo Stato è ESSENZIALE nella regolazione delle cose. Se non ci fosse nessuno dall'alto che regoli le cose il risultato sarebbe il caos.

B: Io non la penso così. Nessuno ama il caos, tranne qualche folle. Basta questo per farti capire che la tua idea di autogestione è diversa dalla mia.

A: Beh, ma ad esempio... con l'utilizzo delle parole? Ti piacerebbe che le parole venissero usate "liberamente", come dici tu?

B: Sì, noi pensiamo che la creazione delle parole nuove debba essere libera e non sottoposta ad una gestione stalizzata.

A: Sei pazzo! Allora ognuno si potrebbe svegliare la mattina e inventare la parola che preferisce. Cosa faresti se durante la lezione la tua professoressa iniziasse ad usare parole non approvate? Tutti parolerebbero di cose che nessun altro capisce! Caos!

B: Non andrebbe assolutamente così.

A: Sentiamo! Io mi sveglio ed invento una parola.

B: Beh, se inventi una parola, allora questa parola verrà giudicata dalle persone a cui la dici. Se è una parola buona verrà utilizzata, altrimenti decadrà da sola. Il processo sarà autogestito.

A: Ma questo è folle! Non accadrà così! Ci vuole QUALCUNO di superiore che decida quali parole ci devono essere.

B: Non secondo noi.

A: Io invento questa parola che non viene accettata, ma continuo ad usarla. Sai cosa succederà?

B: Sì, che la gente non ti capisce e non vorrà più parlare con te.

A: Ok, e mettiamo che c'è un gruppo di persone che decida di inventare una nuova parola. Queste persone, senza autorizzazione statale, utilizzano e diffondono questa nuova parola. Immagini che casino?

B: Non ci sarà nessun casino. Le persone valuteranno le parole migliori, e useranno quelle. Ma soprattutto nessuno ti dice che le parole inventate da privati siano peggio di quelle inventate dallo Stato. Hai presente scarfetrài? Che cazzo di parola è? Credi che la "Scarf & Tray" non abbia influito su questo?

A: Non lo so... Ma... così ognuno decide per sé!

B: Sì.

venerdì 20 marzo 2009

La consapevolezza ci renderà liberi (parte 2)

-Continua dalla parte 1-

Ho dunque affermato che il Modello Ottimista ci dice che non commettiamo mai errori, che ogni nostra azione è un bene per noi IN OGNI SITUAZIONE, anche in situazioni coercitive.
Eppure c'è un errore.


IL MODELLO OTTIMISTA PERFETTO

Ammettiamo che il MO non abbia errori. Ho fin ora affermato che ogni nostra azione è un bene per noi. In realtà ciò non è proprio corretto: non solo ogni nostra azione è un bene per noi, ma è IL MIGLIOR BENE POSSIBILE. Infatti, se una nostra azione per noi è bene, e un'altra per noi è "molto bene", allora di certo sceglieremo la "molto bene", perché altrimenti non la chiameremo "molto bene".
E se non siamo capaci di compiere l'azione "molto bene"?
Allora sceglieremo l'azione appena un po' meno bene. Non sto dicendo che potremo sempre compiere l'azione MIGLIORE in assoluto, ma che compieremo l'azione MIGLIORE POSSIBILE. Ecco, secondo il MO, noi compiamo sempre l'azione migliore possibile.
Possiamo chiamare questo modello "Ottimista Perfetto" (MOP). E' un nome come un altro. Quindi da ora in poi non parlerò più di MO ma di MOP.

Una domanda è legittima: se ho già detto che considero il MO errato, che bisogno c'è di complicare ancora le cose aggiungendo quest'altro modello, a sua volta errato? Il motivo c'è, e lo vedremo in seguito. Ora arriva la parte importante.

L'ERRORE DEL MOP
Come vedremo, l'errore nel MOP è ovvio, ma io l'ho mascherato. Ora che ve lo rivelerò rimarrete un po' delusi; le osservazioni successive, invece, vi ripagheranno.
Analizziamo nuovamente il problema della conoscenza proposto nel post precedente.

"Immagina che io mi faccia operare da un dottore con dubbie capacità. Io però non so che il dottore ha dubbie capacità. Una volta sotto i ferri, il dottore mi uccide."

Ho risolto questo problema dicendo che, se il paziente non ha indagato sull'abilità del dottore, vuol dire che non gli conveniva valutare l'abilità del dottore (altrimenti l'avrebbe fatto, no?). Come detto prima, raccogliere informazioni è faticoso, quindi qualcuno potrebbe anche non volerlo fare. Messo in questi termini il ragionamento è corretto. Eppure, immaginiamo che l'opzione "indagare sulle capacità del dottore" non sia proprio balenata nella testa del nostro paziente sfortunato. In questo caso, quale valutazione avrebbe mai potuto fare su qualcosa che non ha neanche pensato? Non possiamo usare il trucco usato precedentemente, e cioè non possiamo dire "se non ci abbiamo pensato è perché per noi non era importante pensarci, altrimenti ci avremmo pensato". Praticamente il paziente era inconsapevole del fatto che avrebbe potuto pensare di dover fare qualche indagine.
Eccoci al punto chiave: ESSERE CONSAPEVOLI di qualcosa è un parametro completamente diverso da quelli precedenti, e non si può risolvere con i soliti metodi. Il ragionamento di cui sopra non funziona perché non scegliamo noi su cosa essere consapevoli o meno, lo siamo e basta. Dire "se non siamo stati consapevoli vuol dire che non ci importava" è scorretto: se non siamo consapevoli di x (x=qualsiasi cosa su cui ci basiamo per compiere un'azione, quindi qualsiasi cosa), non possiamo dare alcuna valutazione su x. Inoltre non possiamo scegliere di essere consapevoli di qualcosa. Se possiamo dare qualche giudizio su x, è perché siamo consapevoli di x.

C'è da dire che i ragionamenti applicati agli esempi sul MO e sul MOP non sono sbagliati. Il problema è che ragionamenti di quel tipo sono applicabili solo agli eventi di cui siamo consapevoli. E' importante precisare che per qualsiasi evento x di cui siamo consapevoli, i metodi utilizzati nel MOP sono validi. Questo vuol dire che il MOP non è da gettare. Se fossimo consapevoli di tutto, il MOP non solo sarebbe giusto, ma lo daremmo per scontato (e cioè, se fossimo consapevoli di tutto sarebbe vero, come dimostrato in precedenza, che in qualsiasi situazione faremmo sempre il nostro bene e non commetteremo mai errori). Questo è un passo fondamentale.

Ora devo dimostrare due cose.

1) NON ABBIAMO LA SICUREZZA DI ESSERE CONSAPEVOLI DI TUTTO: questo vuol dire che ci sarebbe sempre qualche valore x che ci sfugge. Infatti, quando siamo inconsapevoli di x, noi non sappiamo di essere inconsapevoli di x, e quindi in linea teorica potrebbe sempre esserci un x di cui siamo inconsapevoli (dato che non lo sapremmo). Per chiarire meglio: "essere inconsapevole di x" non è, per definizione, qualcosa che arriva alla coscienza (altrimenti saremmo consapevoli di x). Questo vuol dire che in ogni nostro ragionamento potrebbe sempre esserci qualcosa di cui siamo inconsapevoli.

[da notare che non sto dicendo che c'è sempre qualcosa di cui siamo inconsapevoli; quest'ultima affermazione non è vera. Sto dicendo che, anche se fossimo consapevoli di tutto, non potremmo mai averne la certezza]

2) ESISTONO GLI ERRORI; GLI ERRORI SONO DOVUTI AL FATTO CHE SIAMO INCONSAPEVOLI DI X: Notiamo infatti che il modello MOP prevede che facciamo sempre il meglio possibile perché non tiene conto degli eventi inconsapevoli. Ogni valutazione avviene su un x consapevole. Come già detto, se tutto fosse consapevole, il modello MOP sarebbe giusto. Però ci sono cose su cui non possiamo compiere alcuna valutazione. Quando non possiamo valutare qualcosa, allora non possiamo modificare le nostre azioni di conseguenza-> se esiste qualcosa che non possiamo valutare, potremmo commettere errori (questo perché, per qualsiasi cosa che potremmo valutare, si applicherebbe il ragionamento fatto con il MOP) (ovviamente, come già avrete capito dal post precedente, errore è qualsiasi cosa che non è nostro bene).
Giacché, come dimostrato nel punto 1, non abbiamo sicurezza di essere consapevoli di tutto, potrebbe esistere qualcosa che non possiamo valutare->potremmo commettere degli errori-> gli errori sono dovuti dal fatto che siamo inconsapevoli di x-> se facciamo qualche errore, è perché siamo inconsapevoli di x.

Ho dimostrato quindi che (1)potremmo essere inconsapevoli di qualcosa; (2) solo se siamo inconsapevoli di qualcosa POTREMMO commettere degli errori.

[questo non vuol dire che ogni volta che siamo inconsapevoli di qualcosa facciamo un errore. Potremo essere inconsapevoli di qualcosa e il risultato potrebbe essere un nostro bene. D'altra parte, qualsiasi errore può derivare SOLO dal fatto di essere inconsapevoli di qualcosa].

da questo deriva che non potremmo mai essere sicuri in anticipo di non commettere qualche errore. Questo coincide con il nostro senso comune. Infatti, se siamo consapevoli di x, con un x che ci fa commettere un errore (definendo errore ciò che non è il nostro bene), noi non faremo x. Tra l'altro, se questo x è inconsapevole, noi non lo sapremmo, e visto che non sappiamo di cosa siamo inconsapevoli, non potremmo mai essere sicuri che non ci sia un x che ci fa commettere errori: non saremo mai sicuri di fare qualcosa che non comporti errori.
Come vedremo questo è il problema fondamentale che risolverò in seguito (vedi "Il nuovo grande Modello Ottimista Perfetto & Corretto").

Tutte queste chiacchiere potrebbero avervi confuso, quindi ora farò un esempio che spero potrà chiarire i concetti.

PAPERON DE' PAPERONI FA IL MIGLIOR AFFARE POSSIBILE
Paperon de' Paperoni durante la giovinezza ha fatto qualcosa di cui non andar fiero. Allo scopo di comprare un pezzo di terra abitato da una tribù di indigeni, contatta il capovillaggio. Per comprare la terra Paperon de' Paperone offre un nichelino senza valore all'indigeno. Quest'ultimo, vedendo il bell'oggetto e rimanendone affascinato, accetta l'offerta. Perde tutta la terra in cambio di un nichelino di nessun valore.
Quindi, analizziamo questa situazione con il MOP.

il MOP ci dice che entrambi gli individui non solo hanno fatto il loro bene, ma hanno fatto la migliore azione che potessero mai fare in quel momento. Sebbene sia evidente che Paperon de' Paperoni ha concluso un grande affare, il MOP dice che anche l'indigeno ha fatto il suo maggior bene possibile, giacché ha valutato il nichelino più della sua terra. L'ovvia replica è che l'indigeno ignora che il nichelino non vale nulla. Il MOP risponde che se l'indigeno non si rende conto che il nichelino non vale nulla, questo è perché non ha fatto delle ricerche approfondite. Se non le ha fatte, vuol dire che queste ricerche non valgono abbastanza per lui.
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L'errore è nella frase arancione. Se l'indigeno non si rende conto di x, allora l'indigeno non potrà fare alcuna valutazione su x (il concetto di valutazione ci sarà molto utile dopo). Infatti, l'indigeno non ha fatto alcuna valutazione sulla probabilità che il nichelino valesse qualcosa, giacché era inconsapevole che il nichelino potesse non valere niente (cioè, il pensiero che il nichelino potesse non valere qualcosa non gli è proprio balenato nella testa). Non è colpa sua: non si sceglie di cosa essere consapevoli o meno.
Mettergli in testa cose del tipo "l'indigeno non ha fatto ricerche approfondite perché queste ricerche non valgono abbastanza per lui" vuol dire fare asserzioni su ciò di cui è consapevole o meno che nessuno ci autorizza a fare.
Non vale quindi dire che, se l'indigeno ha fatto ciò che ha fatto, è perché valutava giusto farlo. L'indigeno non può fare una valutazione su ciò di cui non è consapevole. Quindi, l'indigeno potrebbe non aver fatto ciò che è bene per lui (e infatti, almeno dal nostro punto di vista, non l'ha fatto).

Eccoci qui. Ho dimostrato che il MOP è sbagliato in tutti quei casi in cui ci sono di mezzo degli eventi inconsapevoli (e cioè, in credo tutti i casi possibili). Sono molto soddisfatto. Non mi fermo qui.

IL NUOVO GRANDE MODELLO OTTIMISTA PERFETTO & CORRETTO
Quindi, se noi fossimo consapevoli di tutto, il MOP avrebbe ragione e noi faremmo non solo il nostro bene, ma il nostro miglior bene possibile. Purtroppo, come dimostrato in precedenza, anche nel caso in cui siamo consapevoli di tutto, noi non lo sapremmo (vedi sopra, dimostrazione 1). Inoltre, prima ho affermato che è impossibile essere sicuri di non commettere errori, giacché gli errori derivano da x inconsapevoli (vedi sopra, la scritta in rosso).
Tutti noi vorremmo fare il nostro miglior bene possibile; tutti noi vorremo non commettere mai errori. Quindi vale la pena riflettere un po' su sulla faccenda e vedere se riusciamo a risolverla.


Notiamo che il problema degli eventi inconsapevoli è che non ci permettono di fare valutazioni su essi stessi. Se facciamouna valutazione su x, allora questo vuol dire che siamo consapevoli di x. Se non vogliamo fare una valutazione approfondita di un x consapevole, non c'è alcun problema: vuol dire che il costo di fare una valutazione approfondita supera i benefici aspettati. Il punto è che quest'ultimo ragionamento, che ci permette di fare sempre la scelta giusta, si applica solo alle valutazioni consapevoli.
Quindi: dovremo trovare un modo di fare valutazioni su x inconsapevoli. Questo ci permetterebbe di aggirare qualsiasi ostacolo e di non commettere mai errori (come detto sopra, nella dimostrazione 2, solo se esiste qualcosa che non possiamo valutare potremmo commettere errori).

Ecco la soluzione. E' una soluzione a mio parere molto elegante, quindi ne vado fiero.

Il nostro scopo è riuscire a fare valutazioni su cose di cui siamo inconsapevoli->
la valutazione è possibile solo se siamo consapevoli di qualcosa-> per poter fare una valutazione su qualcosa di cui siamo inconsapevoli dobbiamo inserire la possibilità che ci sia un evento inconsapevole in un evento consapevole-> per poter fare una valutazione su qualcosa di cui siamo inconsapevoli è sufficiente essere Consapevoli che ci potrebbe essere qualcosa su cui siamo Inconsapevoli
.
Non c'è nulla di impossibile in ciò.


Prima ho affermato che è impossibile essere consapevoli di essere inconsapevoli di x, e qualcuno può pensare che mi stia contraddicendo. Ma non mi sto contraddicendo. Infatti noi non saremmo consapevoli di essere inconsapevoli di x (che è appunto una contraddizione, visto che siamo inconsapevoli di x e quindi non conosciamo x), ma saremmo consapevoli del fatto che potremmo sempre essere inconsapevoli di qualcosa! E' impossibile conoscere una x inconsapevole, non è impossibile immaginare che questa x esista.
In pratica in ogni nostro ragionamento dovremmo "sapere" che potrebbe sfuggirci qualcosa (e quindi valutare la consapevolezza di x dove x=possibilità che ci sia qualcosa di inconsapevole).
E' così ovvio! Lo diceva anche Socrate, che era tanto saggio perché sapeva di non sapere.
Mi sembra di essere riuscito a formalizzare questo concetto in una maniera assolutamente nuova e soprattutto corretta. Non credo di aver fatto errori.

Quindi, anche se noi non conosciamo "x inconsapevole e probabile causa di errori", noi sapremmo che potrebbe esserci un x inconsapevole, valuteremo questa consapevolezza e agiremo di conseguenza. In questo modo ogni nostra azione sarà frutto di una valutazione TOTALE, sia di eventi consapevoli che dei possibili eventi inconsapevoli. (possibili perché, ricordo, potrebbe anche non esserci qualche evento inconsapevole [non lo sapremmo->vedi sopra]).
Dunque se siamo Consapevoli che potremmo essere Inconsapevoli di qualcosa rientreremo nelle grazie del MOP e cioè FAREMO IL NOSTRO MAGGIOR BENE POSSIBILE. Non ci serve nient'altro che questo. Dobbiamo semplicemente AGIRE, e in più SAPERE che potremmo commettere degli errori (il che equivale a considerare che potrebbe esserci qualcosa di cui siamo inconsapevoli). Inoltre in questo modo non commetteremo mai degli errori. Infatti, se siamo consapevoli che potrebbe esserci qualcosa di inconsapevole che potrebbe farci commettere degli errori, agiremo di conseguenza valutando l'evento consapevole x (x=possibilità che ci sia qualcosa di inconsapevole) (anche se non sappiamo quale evento x inconsapevole potrebbe farci commettere degli errori, noi terremo conto che POTREBBE esserci qualche evento x che potrebbe farci commettere degli errori, quindi agiremo di conseguenza).


L'unico problema è che, come detto in precedenza, noi non possiamo scegliere di essere consapevoli di qualcosa, lo siamo e basta. Quindi, ugualmente, non scegliamo di essere "Consapevoli della possibiltà di essere Inconsapevoli", potremmo esserlo o non esserlo. Infatti, se fossimo "Inconsapevoli del fatto che dovremmo essere "Consapevoli della possibilità di essere Inconsapevoli"", non lo sapremmo, perché siamo inconsapevoli di ciò.
Quindi, come fare ad essere Consapevoli della possibilità di essere Inconsapevoli? E cioè, come fare a fare il nostro miglior bene possibile?
Niente, non possiamo sceglierlo. C'è da dire che non è poi così grave: dopo aver letto questo post molti di voi saranno consapevoli che "essere consapevoli della possibilità che potrebbero essere inconsapevoli di qualcosa" porta il beneficio di fare la miglior azione possibile. Non sceglierete di essere consapevoli di essere inconsapevoli, ma dopo aver letto tutto ciò probabilmente lo sarete.
In altre parole il mio post potrebbe attivare nel vostro cranio i neuroni necessari per il comparire della consapevolezza della possibilità che voi potreste essere inconsapevoli di qualcosa.


Un esempio veloce: un uomo si trova ad attraversare un ponte pericolante. Non gli passa neanche per la testa che il ponte potrebbe essere pericolante, e quindi inizia ad attraversare. Questo tipo però ha letto il mio post, e si ricorda che per fare l'azione migliore possibile dovrebbe essere consapevole che potrebbe esserci qualche cosa di inconsapevole che potrebbe fargli commettere degli errori.
Dunque valuta la possibilità che possa esserci qualche evento inconsapevole che potrebbe indurlo in errore nel suo agire (in questo caso, come NOI sappiamo e lui no, quest'evento è"il ponte è pericolante"). Quindi se quest'uomo decide comunque di attraversare, si assume un rischio che ritiene superiore dell'ipotetico danno dovuto a qualche errore derivante da qualche evento inconsapevole che non conosce ma che ha valutato (infatti, si è ricordato che ci sarebbe potuto essere qualche evento di cui non era consapevole).
Se non attraversa, ovviamente, vuol dire che ritiene che ci possa essere qualche evento inconsapevole che potrebbe arrecargli un danno maggiore del beneficio avuto dall'attraversamento del ponte. Non saprà qual è quest'evento potenzialmente dannoso, ma avrà fatto una valutazione su di esso.
In ogni caso, una volta effettuata la valutazione della possibilità di essere inconsapevoli di qualcosa (valutazione IMPLICATA alla consapevolezza che ci possa essere qualcosa di cui potremmo essere inconsapevoli) l'uomo farà INEVITABILMENTE la migliore scelta possibile e sarà IMPOSSIBILITATO a commettere errori .

[una volta che siamo diventati consapevoli di poter essere inconsapevoli di qualcosa non potremo fare un errore neanche volendo]


Ecco qui. Sono riuscito a dimostrare che E' possibile per noi agire nel miglior modo possibile, è possibile per noi agire rendendo impossibile qualsiasi errore; certo, non è inevitabile. Il MOP non è sempre vero. E' meraviglioso il fatto che potrebbe esserlo, e che a voltelo è.

per concludere:
almeno metaforicamente, la consapevolezza (dell'inconsapevolezza) ci renderà liberi.
Per essere più precisi, essere consapevoli di essere inconsapevoli IMPLICA che agiremo sempre nel modo migliore possibile e che saremo fisicamente IMPOSSIBILITATI a commettere errori. Inevitabilmente.

Possiamo chiamare questo modello "Ottimista Perfetto & Corretto", oppure possiamo chiamarlo "Ragionamento Lunghissimo Ridondante e Noioso".
Io ho finito. Spero che non abbiate trovato tutto ciò fine a se stesso. Io ho imparato qualcosa, e sento di aver imparato qualcosa di importane. Non ho compiuto errori, che io sappia. Certo, come ho dimostrato sopra, ci potrebbe sempre essere qualcosa di cui sono inconsapevole senza ovviamente esserne consapevole. Però, giacché ne ho tenuto conto, posso dire che scrivere questo post è stata la mia miglior azione possibile e che in effetti non ho compiuto errori.

Bene. Saluti.

La consapevolezza ci renderà liberi (parte 1)

Questo post e il seguente sono incredibilmente importanti. Non solo sono interessanti, ma sono anche corretti. I ragionamenti contenuti in questi post hanno cambiato, almeno un po', la mia visione del mondo. Se avrete la pazienza di leggere tutto, potrebbero cambiare anche la vostra. Cercherò di essere il più sintetico possibile.


MODELLO STANDARD DELLO SCAMBIO

Quello che io chiamo ora Modello Standard dello Scambio ha probabilmente un nome diverso, che non conosco; lo chiamerò pertanto Modello Standard dello Scambio. Il MSS ci dice che qualsiasi scambio tra due o più persone è un beneficio per tutte le parti in causa. Molti di voi conosceranno già quest'idea, ma per chi non ne è al corrente farò un esempio esplicativo.

Caio ha un tot mele che, secondo il suo parere, valgono 6 euro. Questo vuol dire che non venderò mai le sue mele a meno di 6 euro, perché altrimenti si terrebbe le mele, giacché per lui valgono 6 euro. Tizio ha bisogno delle mele. E' disposto a spendere per le mele sino a 10 euro. Cioè, il valore delle mele è per lui di 10 euro, e non ha intenzione di spendere più di 10 euro.
Quando Tizio e Caio si incontrano, inizieranno a discutere sul prezzo. Il prezzo, come abbiamo visto, può oscillare da "più di 6 euro" a "meno di 10 euro". E' assolutamente impossibile che lo scambio avvenga superando quei limiti: come abbiamo visto, sorpassare quei limiti rende lo scambio sconveniente per una delle due parti, che non accetterà. I due quindi scambiano le mele a, ipotizziamo, 8 euro.
Entrambi ci guadagnano: Caio, che valutava le sue mele 6 euro, guadagna 2 euro. Tizio, che valutava le mele 10 euro, ne guadagna anch'esso 2, perché era disposto a spendere sino a 10 euro, e invece ne spende 8.
Questo dimostra che lo scambio è SEMPRE conveniente per entrambe le parti.

obiezione dell'ingenuità: sì, ok, è conveniente, ma ci sono tante cose che non hai considerato. Possiamo ad esempio essere PORTATI a volere delle mele da cause esterne, ad esempio se siamo molto affamati.

Nessun problema. La bellezza del MSS è che include tutte le possibilità su ciò che desideriamo.
Se ad esempio Tizio è molto affamato potrebbe desiderare le mele sino a decidere di poter spendere per esse 15 euro. In questo caso Caio può chieder qualsiasi quantità di denaro inferiore a 15 euro. Anche in questo caso, ENTRAMBI CI GUADAGNANO SEMPRE.

obiezione dell'apprensivo: e se Tizio valuta le mele 15 euro, ma non ha 15 euro?

E' possibile che Tizio valuti il suo bisogno di mele pari a 15 euro, non avendo comunque 15 euro. E' difficile che ciò accada: vuol dire che Tizio non ha possibilità di guadagnare, non ha risparmiato abbastanza euro, non può chiedere un prestito a nessuno, non può offrire alcun tipo di lavoro che gli permetta di arrivare a 15 euro. A me sembra davvero una condizione rara.
Comunque, ammettiamo che avvenga. Tizio può provare in questo caso a scambiare le mele per un qualunque prezzo superiore a 6 (il valore delle mele per Caio) e pari ai soldi che possiede in quel momento. Se Caio non trova persone che possono spendere di più, o vuole fare una buona azione, può vendere le mele a Tizio ad un prezzo appena superiore a 6 euro. Cioè, se Tizio ha 8 euro, lo scambio può avvenire solo se Caio è disposto guadagnare massimo 2 euro. Se lo scambio avviene, entrambi ci guadagnano, anche chi come Tizio non ha una quantità di soldi pari al valore che associa alle mele.

obiezione del ladro: e se Tizio non ha neanche un tot di soldi appena superiore a 6 euro? Se Tizio ha 5 euro o 0 euro?

Allora lo scambio non avviene, oppure avviene un furto. Il fatto che Tizio desideri le mele non gli dà il diritto di ottenere le mele, giacché l'unico modo, nel nostro caso, è rubarle a Caio (il quale non le venderebbe mai per 5 euro o per 0 euro). Questo non è un beneficio per entrambe le parti, ma solo per Tizio. Ma questo non falsifica il nostro modello, che ci dice che lo SCAMBIO è sempre un beneficio, non il furto.

L'IMPORTANZA DELLA CONOSCENZA IMPERFETTA
obiezione dell'egualitarista: qualcuno potrebbe pensare che in questo modo Caio ci guadagni molto. Infatti, immaginiamo che Tizio valuti le mele 15 euro e abbia 15 euro. Le mele possono essere pagate quindi sino a (se ragioniamo per interi) 14 euro. In tal caso Caio guadagna 8 euro (14-6) e Tizio solo 1 euro (15-14). Entrambi hanno un beneficio, ma Caio ha un beneficio troppo elevato! Non è giusto!

In realtà, anche supponendo che Caio e Tizio debbano guadagnarci in maniera eguale, è difficile che Caio riesca a spillare fino all'ultimo centesimo a Tizio. Come mai? A causa della sua scarsa conoscenza.
Il punto principale è che Caio non sa quanto Tizio è disposto a spendere per le mele. Se Caio chiede 14 euro, Tizio potrebbe bluffare e cercare di ottenere un prezzo più vantaggioso. Caio non vuole perdere nessun affare che per lui valga più di 6 euro (il prezzo che attribuisce alle mele), quindi sarà disposto anche a venderle a 9 euro. Certo, è più vantaggioso guadagnare 14 euro che 9 euro, ma Caio, non sapendo che Tizio può spendere sino a 15 euro, NON paragonerà 9 euro a 14 euro, ma 9 euro contro 6 euro (il valore delle sue mele, e cioè la possibilità che Tizio, non avendo soldi, si ritiri dall'affare). In ogni caso, entrambi ci guadagnano. La scarsa conoscenza che ha Caio nei confronti di Tizio è, dal nostro punto di vista, un elemento positivo, in quanto impedisce ad una delle due parti di ottenere il suo massimo profitto possibile (anche se molti di noi potrebbero pensare che non c'è alcun motivo per non desiderare che Caio ottenga il massimo profitto possibile).
Abbiamo visto, quindi, come la conoscenza imperfetta non sia da disprezzare, anzi sia un elemento probabilmente positivo (o, al massimo, neutro).

UN PASSO AVANTI
Ho illustrato il MSS perché è ragionando su di esso che sono giunto alle conclusioni seguenti. Forse ci si può arrivare anche in un altro modo, ma io ho preferito utilizzare quello che ha permesso a me di ottenere una comprensione buona dei ragionamenti che esporrò.

Il nostro passo avanti consiste nel renderci conto che, se il ragionamento alla base del MSS è valido, esso è applicabile non solo ad una situazione di scambio, ma a qualsiasi situazione. Non so quanto possiate essere d'accordo con questa affermazione, ma è difficile accettare tutto ciò che ho detto precedentemente e fermarsi lì.
Ho discusso brevemente questa idea con Maurizio Colucci, e sono stato molto contento nel sapere che anche lui la pensa come me.
Quello che voglio dire è che OGNI SINGOLA AZIONE IMPLICA NECESSARIAMENTE UN BENE PER L'INDIVIDUO. Ho esposto il MSS per arrivare a questo. Il ragionamento è il seguente: se io faccio qualcosa, vuol dire che quel qualcosa è un bene per me, altrimenti non la farei.
Questo vale per QUALSIASI azione, anche quelle che possono sembrare evidentemente un MALE per l'individuo. Maurizio fa un ottimo esempio.

"2. Se tu per errore scegli la porta con dietro il leone invece della porta con dietro il milione di dollari, e vieni quindi sbranato, aprire la porta col leone era bene per te. il paradosso si spiega col fatto la scelta non era tra un milione e il leone, ma tra un milione con probabilità 50% e un leone con probabilità 50%, o la vita con probabilità 100%. Hai scelto il rischio, il che dimostra che era meglio." [altrimenti non avresti scelto il rischio]

Non so se vi è chiaro, ma questo modello implica che E' IMPOSSIBILE COMPIERE ERRORI. Come nell'esempio precedente, andare nelle fauci del leone sembra un errore, ma non è così. Valutiamo una probabilità, un rischio, una grande ricompensa. Se, nonostante tutto, "rischiamo", vuol dire che il rischio è la cosa migliore per noi, altrimenti non avremmo rischiato. Il rischio (in questo caso) è un bene per noi.

Secondo punto importante: questo ragionamento non vale solo in caso di una libera scelta, ma anche in caso di una scelta non libera. Utilizzo un altro esempio di Maurizio:

"3. se io ti punto una pistola alla tempia e ti dico "o la borsa o la vita", e tu scegli di darmi la borsa, significa che darmi la borsa è bene per te."

Non sto dicendo che "desidereremmo" essere in una situazione dove un tizio ci punti una pistola alla tempia. Sto dicendo che, in una situazione simile, QUALSIASI SCELTA che faremmo, sarà sempre UN BENE PER NOI.

Quindi, riassumendo, abbiamo dimostrato che qualsiasi nostra azione è un bene per noi in qualsiasi situazione, e che non commettiamo mai errori. Possiamo chiamare questa teoria "modello positivista" o "Modello Ottimista"(MO), visto che ci dice che andiamo sempre benissimo.

La prossima obiezione è molto importante.

IL (FALSO) PROBLEMA DELLA CONOSCENZA
Obiezione della conoscenza: Immagina che io mi faccia operare da un dottore con dubbie capacità. Io però non so che il dottore ha dubbie capacità. Una volta sotto i ferri, il dottore mi uccide. Dov'è la mia azione qui? Io non ho scelto di essere ucciso. Questo è evidentemente un caso in cui compio un errore, e cioè andare da questo dottore.

Il modello ottimista risolve anche questo problema. Infatti, noi siamo morti sotto i ferri del dottore perché non sapevamo che il dottore fosse un cattivo dottore. Ma perché non lo sapevamo? Perché non ci siamo informati abbastanza. Ottenere conoscenza ha un costo, che è la fatica di informarsi. Se non ci siamo informati vuol dire che per noi informarsi non valeva abbastanza, altrimenti ci saremmo informati; quindi, quando abbiamo deciso di "rischiare" e andare da un dottore di cui non avevamo informazioni, abbiamo deciso che questo era un bene per noi (infatti, abbiamo valutato che informarsi sulle capacità di questo dottore era troppo faticoso rispetto al vantaggio che avremo avuto dall'informarci). La conoscenza non è obbligatoria; inoltre ha un costo. Non siamo obbligati ad ottenere conoscenza, se valutiamo che la fatica per ottenerla non è un bene per noi. Se agiamo "sconsideratamente" a causa della nostra ignoranza, vuol dire che lo facciamo perché questo è un bene per noi.

Spero di essere stato chiaro sino a qui.

Fino a questo momento abbiamo trovato un modello che ci dice che, sempre e comunque, quello che facciamo è un bene per noi. E' un modello non solo elegante e interessante, ma anche corretto. Se, nonostante tutte le argomentazioni, qualcosa ci urta nell'idea che è impossibile per noi commettere errori, questo non vuol dire che il modello è errato. Il nostro senso comune, che urla e si ribella, potrebbe sbagliarsi.


NASCITA E CADUTA DEL MODELLO OTTIMISTA
In realtà, tutte le volte che ho detto che questo modello è corretto ho mentito.
Nel prossimo post dimostrerò che questo modello ha UN SOLO PROBLEMA. Questo problema creerà tante grane, ma ci permetterà di ottenere una nuova visione del mondo.

[forse qualcuno di voi ha già individuato il problema. E' uno solo, perciò se due di voi hanno opinioni diverse, uno di voi si sbaglia]

Sopportare di leggere tutto ciò per poi venire a sapere che tutto ciò è sbagliato potrebbe infastidirvi. Comunque, era essenziale presentare il Modello Ottimista (MO). Dimostrare perché è sbagliato vi ricompenserà più che abbondantemente (non ho dubbi su questo).

Vedremo che, comunque, potremo salvare in parte il MO; perderemo qualcosa, ma guadagneremo così tanto che ciò sarà un bene per noi, e sarà un bene enorme.

-continua nella parte 2-